Crow’s Village – La vita è come una cyclette… pedali, pedali ma non vai da nessuna parte

La raccolta delle strisce del Crow’s Village edito da Lilliput Editore

La recensione di Max Olla: “Un villaggio strampalato: Prendete una notizia, un luogo comune, uno qualsiasi dei tanti “quaqua” ripetuti che tracimano da media e conversazioni. Lele Corvi con i suoi pupazzi racchi troverà subito il perno da allentare per far franare tutto in comicità. Un umorismo spesso parolaio, talvolta spudoratamente cialtrone, divertente e veloce, secondo lo stile delle comic Strip, con sintetica e micidiale fusione di disegni e testi. La capacità di individuare l’aspetto comico di ogni situazione è una dote propria dei bravi vignettisti. La tecnica è stata sviluppata nelle tavole di satira sociale e politica, pubblicate ogni giorno sul suo sito ma anche in diversi quotidiani locali. Crow’s Village, il villaggio di Corvi, è uno scenario cittadino aperto e multiforme, popolato da mille omini e senza una figura principale, Per non inscatolare la creatività dell’autore presenta un congegno scenico piuttosto originale nella storia delle comic Strip. Abbandona lo schema classico dei personaggi protagonisti accompagnato da un gruppo definito di comprimari e sembra divertirsi parecchio a descrivere la follia umana scovando di volta in volta gli attori tra i mille possibili abitanti del suo villaggio. Pantomime, intermezzi, siparietti di satira sociale e di costume. Mai quella politica che con i riferimenti della cronaca farebbe invecchiare precocemente le tavole, e giustamente riservata dal Cartoonist ad altri percorsi. Le strisce hanno il carattere tipico dell’universalità, autosufficienti e senza tempo, possono galleggiare da sole su qualsiasi foglio. Del resto questa è la genesi storica di questo genere di fumetto, nato per essere consumato a cadenza giornaliera nelle pagine dei quotidiani. Il villaggio è alquanto popolato e il lettore individuerà continuamente nuove figure. Gran parte degli omini che animano la scena sono anonimi. Alcune figure ricorrenti sono identificabili solo in base alla categoria sociale di appartenenza: il vigile borioso e autoritario, il vecchietto orgoglioso che rifiuta di abbandonarsi all’emarginazione, il bambino monello angosciato, il ladro, la maestra, il boss, meccanici e netturbini e chissà quanti altri ancora. Ci sono però personaggi identificabili con un nome. Gervasio non esce mai di casa e riceve informazioni filtrate dalla sola TV. Convinto di essere dotato del comune buon senso, potrebbe far parte della maggioranza silenziosa: solo che Gervasio non sta affatto zitto e dal balcone di casa ama esternare ed entrare in conflitto con il mondo. Gud e Iar (I nomi nascono con una derivazione maccheronica da una nota marca di pneumatici) sono sempre in giro con una “Toyota Scorribanda” del ’68. Non li vediamo mai fuori dall’abitacolo ma, tra presunte partenze intelligenti e duri arrivi deficienti, assistiamo ai loro litigi e dialoghi demenziali. Il dottor Riboud è un antipatico e arrogante ottico, pessimo esponente del sistema sanitario. Altri personaggi sono emersi dalla palestra del blog di Crow’s Village, richiamati a gran voce con affettuosi commenti dai monitor della platea: il cane Tintinrin, un botolo indolente, cinico e privo di virtù, il calciatore Buddy, dotato di un tiro strepitoso, la coppia di fidanzati litigiosi. Altri ancora: un albero di nome Giuseppe (Detto Pino) con problemi circa il suo ruolo a Natale, il poliziotto Starskieach (a questo punto è chiaro che la Strip non perfezionare il vostro inglese) e ancora il dottor Piantoni, Ismail e Guenda, Andy Rigby, Forse presto servirà un elenco telefonico e il cast di Crow’s Village batterà il record di Doonesbury. Quanto allo stile di disegno, chi ha conosciuto la precedente raccolta di Strip Tobia, pubblicata dalla Lilliput, noterà una netta inversione. Dal pennello di Corvi saltano fuori piccoli omini con grandi nasi, con occhi disegnati in modo che Picasso non abbia da ridire. Sgorbietti se confrontati ai molto più puffosi, tondeggianti e simpatici protagonisti di “The pig brothers”. I figuranti di Lele con le loro espressioni attonite sono ora molto più in linea con la sana cattiveria delle Strip. Le ascendenze stilistiche sono diverse. Una in particolare: Gummer Street di Phil Krohn, un’antica comic Strip, malinconica e intrisa di poesia urbana, apparsa negli anni ’70 sulla gloriosa rivista Eureka. Lo stesso umorismo amaro si insinua spesso nelle tavole di Corvi, come ad esempio, nella striscia che da il titolo a questa raccolta e il via al tormentone “La vita è come…” Che ritroverete spesso. Alla lezione di filosofia spicciola di vita regalata al pedalatore casalingo segue una tavola con pausa tremenda dove i pensieri sono lasciati all’intuizione del lettore. Il quarto quadretto successivo godetevelo. Dentro l’acquario urbano di Corvi c’è comunque molto altro. Razioni massicce di surrealismo con una follia pari a quella del Dilbert di Scott Adams, freddure terrificanti e gag spropositate come nel B.C. Di Hart, satira, atroci giochi di parole. Sono lezioni di stile imparate e rielaborate. Una sopra le altre, appresa alla scuola dei Peanuts di Schulz: il gusto di raccontare con poco, la capacità di descrivere emozioni, scenari, sfumature di espressioni con minimi tratti e qualche quadratino. Buon divertimento.”

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