Tratto dalla recensione di Massimo Olla
Intro
Di solito gli autori delle strisce creano un piccolo mondo e un gruppo chiuso di personaggi intorno a un protagonista principale. Al loro microuniverso spesso dedicano tutta la loro esistenza. Tutto questo non poteva andar bene per Lele Corvi che tra i nuovi autori di comic strip italiani è di sicuro quello più inquieto. Una testa calda di cartoonist, geniale e creativo,con le idee in perenne ebollizione. Nel giro di qualche anno dà vita a Tobia, una comic strip di stampo classico, e poi l’abbandona per dedicarsi a una serie di progetti, mutando lo stile grafico e sparpagliando le sue tavole su decine di siti e riviste. Compaiono così le avventure dell’agente segreto “Buddy Misfire”, che nasce come storia aperta a collaborazioni, e poi le strip “Insetti” dedicata a una caotica organizzazione sociale e “L’Uomo Cimice” un super eroe da farsa (i titoli nascono dalla sua formazione, le sue sono braccia felicemente rubate ai laboratori biologici dato che può vantare una laurea in scienze naturali). Il vero teatro per comicità, satira e messaggi è però oggi la serie di “Crow’s Village”, uno scenario cittadino aperto e multiforme, popolato da mille omini e senza un figura principale.
Tobia
C’erano una volta Tobia e i suoi amici. Re Luigi, un cane di una cattiveria indecente, mai vista nei tanti simili delle altre comic strip. Asch, uno che della dipendenza dal fumo, non importa se legale o proibito, ha fatto una ragione di vita. Venerdì, naufrago in una claustrofobica isoletta sperduta (?) in mezzo a un lago, dove si può stare solo in piedi (ma incredibilmente saltavano fuori risorse che neanche la cuccia di Snoopy). Strump bestiaccia aliena disponibile alle relazioni umane. E poi ancora Alice, innamorata del naufrago, l’amica Mel D. e Set grande esperto di tv. Sono gli otto protagonisti di “The pig brother” . Dovrebbe essere una parodia: un corposo burp nella prima striscia chiarisce subito a tutti in cosa consista la differenza. In realtà poco più di un canovaccio per rappresentare un mondo chiuso dove i personaggi portano avanti i loro agguati umoristici. Queste tavole, apparse sull’agenda Comix e sul quotidiano Il Cittadino, sono state pubblicate in una raccolta definitiva a cura dell’editore Lilliput sotto il nome “The pig brother – 100 strisce per 100 giorni”. Una comic strip di impostazione classica, allegra e divertente, con meccanismi semplici. Troppo facile per Corvi. Abbiamo appena fatto in tempo ad essere sedotti, ad aver voglia di qualche altra striscia.
Il Villaggio
Abbandonato il mondo chiuso di Tobia, Corvi cambia completamente stile grafico. Dal pennarello saltano fuori piccoli omini dai grandi nasi, con occhi disegnati in modo che Picasso non abbia da ridire. Sgorbietti se confrontati ai molto più puffosi, tondeggianti e simpatici protagonisti di “The pig brother”. Questi ometti affollano una città immaginaria, Crow’s Village, il villaggio di Corvi (per chi non avesse ancora capito il titolo), un universo molto più duttile e aperto, una cartonia gommosa e stressante dove si possono raccontare e mescolare giochi surreali e riferimenti concreti alla realtà. La satira politica delle vignette giornaliere di Corvi ha infatti in comune gli stessi attori e lo stesso scenario. Il nuovo paesaggio urbano e i suoi attoniti interpreti sono il congegno per dare sfogo al miglior talento del cartoonist: la capacità micidiale di individuare l’aspetto comico di ogni situazione, una dote propria dei bravi vignettisti. Provate a dare uno sguardo alle tavole singole giornaliere pubblicate sul suo sito e dedicate a noti episodi di cronaca: avrebbero potuto competere con quelle che hanno trovato spazio sui quotidiani nazionali.
Stile
Tra le ascendenze stilistiche di Corvi una è molto particolare: Gummer Street di Phil Krohn, un’antica striscia, poco conosciuta e oggi dimenticata, apparsa negli anni ‘70 in Italia su diversi numeri della gloriosa rivista Eureka. Malinconica e intrisa di poesia urbana, raccontava con sarcasmo la triste esistenza degli abitanti di una sconosciuta via di periferia. Lo stesso umorismo amaro si insinua spesso nelle tavole di Corvi. Dentro il suo acquario urbano c’è comunque molto altro. Razioni massicce di surrealismo da poter competere con la follia del Dilbert di Scott Adams, freddure terrificanti e gag spropositate come nel B.C. di Hart, satira sociale e politica, comicità parolaia. Sono lezioni di stile imparate e rielaborate. Una sopra le altre, appresa alla scuola dei Peanuts: il gusto di raccontare con poco, la capacità di descrivere emozioni, scenari, sfumature di espressioni con minimi tratti e in qualche quadratino.
Omini
Il villaggio è alquanto popolato e il lettore individuerà continuamente nuove figure. Gran parte degli omini che animano la scena sono anonimi. Alcune figure ricorrenti sono identificabili solo in base alla categoria sociale di appartenenza: il vigile che esibisce borioso il suo ruolo autoritario, il vecchietto orgoglioso che si difende e rifiuta di abbandonarsi all’emarginazione, il bambino monello e angosciato, il ladro, la maestra, il boss, meccanici e netturbini e chissà quanti altri ancora. Corvi abbandona lo schema classico del personaggio principale accompagnato da un gruppo chiuso e definito di comprimari e sembra divertirsi parecchio a descrivere la follia sociale scovando di volta in volta gli attori tra i mille possibili abitanti del suo villaggio.
Personaggi
Ci sono però diversi personaggi identificabili con un nome. Il dottor Riboud è un antipatico e arrogante ottico, pessimo esponente del sistema sanitario. Gervasio non esce mai di casa e riceve informazioni filtrate dalla sola tv. Convinto di essere dotato del comune buon senso, potrebbe far parte della maggioranza silenziosa: solo che Gervasio non sta affatto zitto e dal balcone di casa ama esternare ed entrare in conflitto con il mondo. Gud e Iar (i nomi nascono con una derivazione maccheronica da una nota marca di pneumatici) sono sempre in giro con una “Toyota Scorribanda” del ‘68. Non li vediamo mai fuori dall’abitacolo ma, tra presunte partenze intelligenti e duri arrivi deficienti, assistiamo ai loro litigi e dialoghi demenziali. Che accidenti di auto è una Toyota Scorribanda? Dopo che avrete frequentato un po’ le tavole di Corvi capirete che non è il caso di fare questa e altre domande. Altri personaggi apparsi: un albero di nome Giuseppe (detto Pino) con problemi circa il suo ruolo a Natale, il poliziotto Starskieach (a questo punto è chiaro che la strip non perfezionerà il vostro inglese) e ancora il dottor Piantoni, Ismail e Guenda, Andy Rigby. Forse presto servirà un elenco telefonico e il cast di Crow’s Village batterà il record di Doonesbury.
Link
Sul sito www.lelecorvi.it potete trovare tutte le notizie sull’autore e sui suoi lavori. Le sue tavole e illustrazioni sono sparse anche su infinità di riviste elettroniche e potrà capitarvi persino di trovare delle cartoline web con i suoi personaggi. Non esiste ancora una raccolta di Crow’s Village. Corvi è l’unico cartoonist italiano che può vantare una regolare presenza su un quotidiano: i fortunati lettori del giornale “Il cittadino” possono leggere le sue strisce nell’inserto settimanale. Una minuscola ma significativa conquista perché la carta e l’inchiostro dei quotidiani sono il vero territorio delle comic strip.
Inoltre su questo Blog potete consultare le strisce del Crow’s Village in ordine cronologico cliccando qui: “Crow’s Village“
Ringrazio Massimo Olla per la Recensione